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ricordiamo i nostri morti

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Sobbe, abbasscie, jinde. Sstone angore quide case addò m’a nate? Sobbe, abbasscie, jinde: sobbe a ville, abbasscie a menle, jinde murigge, sobbe alli chiaghizze, abbasscie u votne, sobba Sangiacchine, alla partijuse di Cegghje vecchje? Mu ca sstame sobbe e sotte alla vije di Martine, sstone angore quide case addò m’a nate? Abbasscie a ville o sott’alli nussce, sobba culucce o abbasscie u patanare, sobba asile o jinde u uertebaccone, sobbe Santandonie o sobbe Sandrocche, jinde a mammacare o sobbe Sandanne, sobba murette jinde Cegghje nueve? Sine sstone: tutte quide ca sstone mu jinde a quide case ni voline bbene, aggni tande venine addò nu ca sstame sobbe e sotte alla vije di Martine.    una storia di Giacomo Nigro

insegnare

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Non so se vi ricordate un fatto di cronaca apparso sui giornali qualche settimana fa. Probabile lo abbiate già cancellato dalla memoria, sempre che la vostra memoria abbia fatto lo sforzo di trattenerlo, intrappolato e confuso in mezzo ad altri mille fatti che saturano regolarmente la nostra mente, facendoci spesso esplodere in esclamazioni preoccupate tipo “oddio, non mi ricordo!”. La notizia era quella di un “insegnate morto d’infarto mentre sgrida gli ex alunni che lo tormentano” (La Repubblica). La zona quella di Bologna. Lo ammetto, la mia attenzione è scivolata sopra la notizia, sui caratteri più grandi del titolo come sulle decine di altre notizie che leggo quotidianamente. Fino a quando, tornata a Carrù per il fine settimana, mia madre mi ha fatto leggere il giornale locale, Il Corriere di Carrù. Allora ho letto con più attenzione e ho guardato la foto. E ho cominciato a ricordare….. Ho ricordato gli anni delle scuole medie, a Carrù. Fa un certo effetto visualizzare ricordi ed ...

oh capitano, mio capitano!

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Mio nonno Rocco, buonanina, aveva come ngiurije (soprannome) qualcosa di militaresco che, lui raccontava, gli fu utile quando da Albenga, dopo l'otto settembre, con l'esercito allo sbando, decise di tornare a Ceglie con il mezzo più sicuro al mondo... e l'unico in quel momento disponibile: a piedi! Non stò qui ad elencare le peripezie del viaggio che ad ogni racconto, specie se questo veniva replicato dopo un buona bevuta, aumentavano di numero e qualità... per farla breve quando arrivò a Martina Franca, quindi quasi a casa, come in ogni sceneggiatura che si rispetti, fu fermato dai regi carabinieri che gli intimarono l'alt e gli chiesero i documenti che naturalmente non aveva: era nei guai! In quel mentre passava di li un conoscente del nonno che, riconosciutolo, gli si rivolse: "vuè capità! Come sciam ∂ ?" il carabiniere sentito che si trattava di un superiore, addirittura un capitano, lo lasciò andare, senza controllare null'altro, salutando impettito: ...